Yoga: un viaggio tra le origini
Un’occasione di approfondimento per esplorare la storia evolutiva di questa antica disciplina, che nel corso dei secoli e attraverso diverse culture si è trasformata, spesso intrecciandosi con altre tradizioni.
Lo Yoga non è semplicemente una pratica o un insieme di tecniche: rappresenta un universo complesso, un teatro che si apre tra il fascino e il disincanto della filosofia orientale.
L’approccio che ci tengo a sottolineate e proporre, si basa sull’idea che lo Yoga non sia una cosa univoca, ma un percorso di scoperta personale. Attraverso un itinerario di riflessione, ci immergeremo in atmosfere sottili, capaci di raggiungere canali riservati come i pensieri puri e le azioni consapevoli. Un’analisi della nostra forma, di come ci presentiamo al mondo, può influenzare in modo significativo il nostro equilibrio e la nostra salute.
Rileggere i testi sacri, riflettere sulla propria biografia, sono strumenti fondamentali per comprendere i moti interiori e le potenzialità di cambiamento. Il tempo dedicato all’ascolto e alla riflessione diventa così un elemento centrale, creando le condizioni per sviluppare laboratori esperienziali autentici.
Ma ci chiediamo: siamo davvero in grado di ascoltare con attenzione?
Per conoscere lo Yoga in modo autentico, è essenziale approfondire le sue radici storiche, culturali, etnografiche e religiose. Solo così si può evitare di cadere in interpretazioni superficiali o stereotipate, spesso influenzate da rappresentazioni cinematografiche o circensi.
La mia idea è quella di invitarvi ad un percorso di conoscenza approfondita che permetta di apprezzare la disciplina nella sua vera essenza.


Antichi trattati un tempo segreti, descrivono il metodo Yoga come una disciplina appunto riservata, un percorso di rinuncia, devozionale Raja Yoga, mentre lo Hatha Yoga, la parte fisica, seguita con altre conoscite forme di YOGA, si è sviluppata in epoca più moderna, rimane una proposta di sistema propedeutico all’ascetismo.
La confusione sincretica data da diverse influenze culturali e religiose, venne in qualche modo segnata dalla conosciuta raccolta di Patanjali.
Dove si discute dello Yoga, di altri metodi e soprattutto di Nirodha, il discernimento.Lo stingimento. L’annullamento degli stimoli sensoriali.
Quindi se lo Yoga viene descritto in uno stato, forma di completa stabilità, comoda, se il corpo e la mente sono uniti, cioè la stessa cosa, se tutti i sensi sono silenti, come mai alcuni Yoga necessitano di così tante asana? Siamo sicuri che quello che stiamo facendo si possa davvero considerare Yoga?

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